C’è chi festeggia 140 metri di trenino come se fossero una svolta storica, noi vediamo invece la fotografia impietosa del declino politico di questo Paese.
Spendere oltre 500.000 euro per allungare di 140 metri una “tratta ferroviaria” e presentarla come una grande opera significa una cosa sola: San Marino è ostaggio di una politica che non permette di fare nulla di serio, strutturale e coraggioso. Il nodo non è tecnico.Il nodo è politico. Ed ha un nome preciso: il vincolo democristiano.
Una politica che da decenni impone la regola non scritta del “non si deve fare”, del “meglio poco che troppo”, del “meglio di niente”. Una politica che impedisce a chiunque, anche agli alleati di maggioranza, di realizzare vere infrastrutture, li blocca, li frena, li svuota di contenuto.
In qualunque altro Paese un intervento come quello dell’allungamento di 140 metri sarebbe considerato un intervento marginale, incompleto, quasi ridicolo. Mentre il mondo investe, pianifica, costruisce, San Marino viene ancora una volta condannato ad accontentarsi. Non perché non possa fare di più, ma perché una certa politica non vuole permetterlo.
E attenzione: questa non è prudenza. Questa non è responsabilità. Questa è paura del futuro, questo è mantenimento del potere fine a sé stesso.
San Marino ha bisogno di visione, coraggio e libertà politica. L’obiettivo era il ripristino della ferrovia Borgo Maggiore-Città. I 140 metri di oggi sono solo il “contentino”.
DOMANI – Motus Liberi lo dice senza giri di parole: finché il Paese resterà prigioniero del vincolo democristiano, continueremo ad assistere a micro-opere celebrate come miracoli e a governi che accettano di farsi ridurre a esecutori del “meglio di niente”.
DOMANI – Motus Liberi
Ufficio Stampa
