Le recenti vicende legate alle Istanze d’Arengo e all’andamento dei lavori del Consiglio Grande e Generale pongono una questione che non può più essere elusa: la credibilità delle istituzioni passa anche dalla capacità di rispettare il tempo, l’impegno e la partecipazione dei cittadini.
Da un lato ci sono cittadini e associazioni che scelgono di attivarsi, elaborare proposte e utilizzare uno degli strumenti più significativi della nostra democrazia diretta. Dall’altro emerge, con sempre maggiore evidenza, che alcune Istanze d’Arengo approvate dal Consiglio Grande e Generale anche diversi anni fa sono rimaste senza concreta attuazione.
Eppure la legge n. 72 del 1995 prevede precise responsabilità in capo al Congresso di Stato e stabilisce che, entro sei mesi, debbano essere illustrati alla Commissione consiliare competente i provvedimenti di attuazione intrapresi. Non stiamo parlando, quindi, di semplici dichiarazioni di intenti, ma di impegni istituzionali che devono trovare un seguito concreto.
È grave che Istanze approvate dall’Aula possano rimanere inevase per anni. È ancora più grave che cittadini e realtà della società civile debbano tornare a sollecitare le istituzioni affinché venga rispettata una volontà già espressa dal Consiglio.
A questo punto è inevitabile porsi una domanda: come possiamo pretendere che i cittadini partecipino alla vita politica e istituzionale se, quando decidono di farlo, la loro partecipazione viene poi ignorata? Non ci si può lamentare della disaffezione dei cittadini, della scarsa partecipazione dei giovani o della distanza crescente dalle istituzioni, quando chi trova il tempo e la volontà di impegnarsi rischia di non ricevere alcuna risposta.
La partecipazione non può essere richiesta ai cittadini soltanto quando fa comodo alla politica. La partecipazione deve essere rispettata.
Lo stesso principio vale per i lavori del Consiglio Grande e Generale.
È diventato troppo frequente assistere a sedute che iniziano con ritardi significativi o che devono essere sospese e concluse anticipatamente perché non viene garantito il numero legale. È quanto accaduto anche nell’ultima sessione consiliare, durante la discussione delle Istanze d’Arengo, quando la maggioranza non è stata in grado di garantire la presenza necessaria in Aula. E non si tratta di un episodio isolato: situazioni analoghe si sono verificate più volte anche in passato. È un paradosso difficile da accettare: da una parte si chiede ai cittadini di partecipare, di presentare proposte e di credere nelle istituzioni; dall’altra, troppo spesso, le istituzioni non riescono nemmeno a garantire la regolare prosecuzione dei propri lavori.
Il messaggio che rischiamo di trasmettere è devastante: partecipare non serve, proporre non serve, impegnarsi non serve.
E questo rappresenta un ulteriore schiaffo a quelle persone che, nonostante tutto, continuano a credere nella politica e nelle istituzioni.
DOMANI – Motus Liberi continuerà a farsi portavoce delle istanze e delle esigenze della cittadinanza, dentro e fuori dalle istituzioni. Siamo e saremo a disposizione di ogni associazione, di ogni realtà della società civile e di ogni cittadino che abbia un progetto, una proposta o una questione da sottoporre all’attenzione delle istituzioni. Dobbiamo invece ricostruire un rapporto di fiducia, ascolto e partecipazione.
Perché una cittadinanza lontana dalla politica non è un destino inevitabile. E forse è proprio ciò che qualcuno della vecchia politica vorrebbe. Noi vogliamo l’esatto contrario: una cittadinanza sempre più consapevole, presente e protagonista della vita della Repubblica.
DOMANI – Motus Liberi
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